26/06/17

MANTRAM "The Blue Vault" (Recensione)

Full-length, Goodfellas
(2017)


Eccoci ai MantraM: metti play, metabolizzi, l'informazione per cui la band avrebbe alle spalle un disco di debutto e due EP prima di questo “The Blue Vault”, senti quella chitarra sagace alla Muse e capisci. Poi se vogliamo è il cantato a prenderci per mano e portarci verso quella versione bubblegum pop del Nu Metal che ha fatto la fortuna di artisti, pubblico e produttori negli ultimi anni, ma il risultato di base è incontrovertibile: i MantraM sono artisticamente una spanna sopra gli altri e,gusti musicali a parte, lo devono proprio alle chitarre.

Anche perché Giovanni Lipford, il lead guitarist della band, è uno di quelli bravi, e si sente: inizi a sospettarlo nell'opener “All I Want”, ne hai la conferma sulla successiva “Free End”, e riesce persino a personalizzare un anthem scanzonato come “Solitude 2.0”. Il motivo? È presto detto: preciso nelle ritmiche, senza mai risultare sopra le righe e mostrandosi aderente al wall of sound previsto dal genere, è negli assoli e nei licks di cui è disseminato il disco che emerge la sua personalità, e questo non può che essere un punto a favore per la band.
Doverosamente, va aggiunto che “The Blue Vault” è uscito per la prima volta nel 2016, in edizione limitata, ma è quest'anno che ha visto la luce definitiva, anche grazie al distributore Goodfellas. Come avrete capito, non si tratta esattamente della mia tazza di tè, ma il profumo è ugualmente invitante per via di un'aura, quella dei Muse, che fa capolino nella vocalità di brani come “All The Time”; il tutto va un po' a scapito dell'originalità, ma non è un male per chi come me apprezza il trio inglese a piccole/medie dosi. In realtà è davvero un bel pezzo, ben confezionato e con l'espressività propria dei performers consumati.

È così che scorre questo lavoro, tra barocchismi di matrice metal e altrettanti barocchismi di matrice alternative, ed è esattamente il motivo per cui mi sento di consigliarlo a chiunque consideri la melodia come elemento imprescindibile per una band. Un po' come ascoltare “Fire And Ice” immersi nell'ambiente sonoro di “Black Holes And Revelations”, e se riuscite a doppiare il flavour grunge di “Electrical” annacquato dal bubblegum di cui sopra (che pervade in maniera irrefrenabile e irreparabile “Try Again”) potrete godere della title track, semplice e diretta, nonché (fortunatamente) affetta da quei barocchismi di cui sopra: una delle perle di un album sicuramente interessante.

Recensione a cura di: schwarzfranz
Voto: 78/100

Tracklist:
1. All I want 4:01
2. Free End 2:59
3. Solitude 2.0 4:13
4. All the time 4:23
5. Crossroads 3:23
6. What I've got 3:04
7. This is not the time 4:24
8. The same 3:50
9. Electrical 3:09
10. Try again 3:43
11. The Blue Vault

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