07/06/17

LOOKING FOR AN ANSWER "Dios Carne" (Recensione)


Full-length, Willowtip Records
(2017)


Felix, mastermind, fondatore, compositore e chitarra di uno dei maggiori e più longevi combo Grindcore spagnoli, giunge in piena primavera con il quarto full lenght dei suoi Looking for an Answer. La band è attiva dal ’99 e da sempre a contraddistinguerla la fedeltà all’ortodossia grind sotto ogni punto di vista, musicale e ideologico. A ribadire il concetto ci sono i numerosi split e le collaborazioni tra un album e l’altro, tra cui quella quasi obbligata con gli onnipresenti veterani belgi Agathocles. Con questi ultimi i grinders madrileni condividono una produzione rozza quanto basta, furia bestiale e, a proposito di bestie, tematiche ecologiste, liberazione animale e attitudine anti establishment.
Rispetto alla fedeltà ai canoni “Dios Carne” presenta alcune novità significative. I sei anni di gestazione a seguito di “Eterno Treblinka” non sono decisamente trascorsi invano. I Looking for an Answer hanno arricchito il proprio assalto sonoro con un ventaglio di sfumature da più generi estremi riuscendo nella difficile impresa di risultare coesi. Felix non è circondato da principianti né da sprovveduti, basti pensare che il vocalist Santi ha militato nei Machetazo, nei Nashgul e nei Deadmask. 

L’introduttiva “Deflagración”, oltre quattro minuti di cui una parte importante in mid tempo dal sapore thrash classicissimo, è già un assaggio della varietà di cui è composto l’album. Con “La carne del Leviatán” e i pezzi successivi abbiamo la certezza che il nocciolo furioso e devastante della band è tuttora incandescente. Una manciata di pezzi caotici di puro grindcore sporcato di crust e valanghe improvvise di blast beat. In mezzo all’ispirato marasma e ai latrati cavernosi di Santi compaiono inaspettati ma opportuni assoli e armonizzazioni. Mix che tanto fa pensare al vecchio Death metal classico e alla sua strisciante malvagità, qui perfettamente a suo agio con la furia “punkeggiante” dei Looking for an Answer. Arrivati alla metà circa dell’album i pezzi si mantengono freschi, dinamici, brutali e ispirati. L’azzeccatissima miscela di Felix funziona e mantiene una qualità elevatissima man mano che ci si addentra nell’ascolto. Un pezzo come “Invierno Eterno” è in grado di passare da un inizio d-beat ad un death-grind marca Terrorizer e concludersi in puro Grindcore stile Assuck senza che alcuna forzatura venga percepita. “Nemesis” stessa alterna grind e una sorta di thrash primordiale ai confini con l’hardcore con la medesima naturalezza. 

Ad essere puntigliosi e voler individuare un difetto in un album splendidamente riuscito, questo può essere la lunghissima “Muerte Lenta”, nomen omen. Una “suite” di oltre 8 minuti dall’incedere lento, esasperante e pachidermico ai limiti del doom-sludge che onestamente con il resto del disco non ha punti di contatto. 
Morte lenta esclusa, “Dios Carne” è con tutta probabilità tra le migliori uscite in ambito Grindcore ortodosso che questa annata regalerà. Poco meno di quaranta minuti di rabbia e rumore stupendamente messi in musica.

Recensione a cura di Nicola “El Mugroso” Spagnuolo
Voto 92/100

Tracklist: 
1. Deflagración 
2. La carne del Leviatán 
3. Sol negro 
4. Utopía de sangre 
5. Apoteosis 
6. Redención 
7. Invierno eterno 
8. Rito de autofagia 
9. Autofagia 
10. Némesis 
11. Demiurgo 
12. Mártir matarife 
13. Muerte lenta 
14. Liberación

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