14/11/16

GLORY OF THE SUPERVENIENT "Glory of the supervenient" (Recensione)

Full-length, Overdub Recordings
(2016)

Quando la musica non si pone nessuna barriera e scorre fluida come in una grande jam session tra musicisti innamorati di progressive rock, jazz e sperimentazione in genere, può nascere un prodotto come questo album eponimo dei Glory Of The Supervenient. Davvero difficile catalogare la loro musica, anche se le note biografiche ci suggeriscono che, probabilmente, la definizione di new-progressive sia quella più calzante, e non è campata in aria, in effetti.

La band, capitanata dal batterista milanese Andrea Bruzzone, suona un qualcosa di davvero particolare che prende ispirazione proprio dai vari generi che ho elencato in apertura, dove la voce è assente e si lascia ampio spazio ad atmosfere a volte molto dilatate e a volte più incalzanti che quasi accarezzano territori "metal", ma allo stesso tempo mantenendone le distanze, anche se non volutamente credo. Non si hanno dei veri e propri riff metal, in effetti, in quanto le chitarre non sono protagoniste in questo album. L'unica vera protagonista è la sperimentazione unita ad una voglia di espressione non legata a nessuno schema prefabbricato. Un'opera dove è difficile star dietro pienamente a quanto succede, in quanto gli umori sono molto particolari e apparentemente slegati tra di loro, ma che riescono poi a ritrovare sempre la strada maestra grazie ad una costruzione sì molto articolata, ma che strizza comunque l'occhio alla buona musica e alla forma canzone.
Un ruolo abbastanza importante è anche quello delle tastiere, decisamente più presenti delle chitarre, le quali disegnano scenari a volte rilassanti e a volte stranianti, soprattutto quando si intersecano con quei riff di chitarra usati con molta parsimonia. Altro strumento piacevolmente messo in risalto è il basso di Angelo "Otus Dei" Giradello, dal suono pieno e definito, sempre ben inserito in questo contesto sonoro, dove la tecnica si dimostra di altissimo livello.

Essendo io un musicista e un ascoltatore un po' vecchio stile non ho ben capito, leggendo le note biografiche in mio possesso su questa band, quando si fa riferimento al fatto che gli strumenti, esclusi batteria e basso, sono "virtual instruments", ma dopo qualche sforzo e drizzando meglio l'orecchio ho capito che proprio quella scarsità di chitarra e altre cosette sono il frutto di un lavoro di assemblaggio del sound che è avvenuto in maniera classica per la sezione ritmica, e attraverso il computer per quel che concerne melodie, arrangiamenti, tastiere ecc.
Disco insomma molto interessante, suonato bene e pensato da menti intelligenti, ma assolutamente non adatto a tutti, data la natura complessa e un po' criptica delle composizioni qui contenute.

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 70/100

Tracklist:
1. I: The Destiny
2. Flexing The Inflexible
3. Identities
4. Infinite Tangles
5. Through The Circles
6. Encountering The Encounterer
7. Firewood/Ash
8. Isolated Earth
9. The Background
10. Connections
11. Path Of The Night

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