24/10/16

PAYMON "Beyond Darkness I Fall" (Recensione)

Full-length, Schattenkult Produktionen
(2016)

Black metal, black metal e ancora black metal! Assolutamente un ritorno coi fiocchi questo dei piemontesi Paymon, o sarrebbe meglio parlare al singolare, dato che dietro questo monicker si cela un solo individuo, ovvero Lord Skarn. A due anni di distanza dal debutto "Regno Occulto", e a circa venti anni dalla formazione di questo progetto, Paymon ci consegna un disco che più old-school non si potrebbe, nero fino al midollo, carico di quei riverberi ancestrali e di quei riff scarni e carichi di pathos cari ai dischi che uscivano nei primi anni Novanta e che incutevano un certo timore, oltre che il giusto feeling che questo genere deve trasmettere.

Quarantacinque minuti circa in cui il nostro Lord Skarn pesca a piene mani dalle radici del genere, mescolando primi Darkthrone, Carpathian Forest e Gorgoroth e li fa rivivere in composizioni semplici ma davvero belle ed efficaci. La velocità non è mai spinta oltre un certo limite, e cioè non arriviamo mai a toccare dei veri e propri blast beat di ultima generazione, ma piuttosto potremmo dire che tutto il disco si esprime su ritmiche sì sostenute, ma nello stile dei primi album dei gruppi che ho menzionato sopra. 
Dopo una intro evocativa, con tanto di rintoccchi di campane, rumori di fiamme ardenti e una voce greve ed oscura, parte il riff portante della prima "Paimon", dove tra parti veloci e altre dove fa la sua comparsa una doppia cassa che ben supporta i riff, si appoggia il cantato luciferino di Lord Skarn. Tuttavia il piatto forte di questo pezzo, come di tutto l'album, sono i riff, sempre ispirati anche se non innovativi e in piena linea col black metal degli anni Novanta.
L'attacco black n' roll di "Beyond Darkness I Fall" ci fa venire in mente sia i Carpathian Forest che gli ultimi Darkthrone, ma in questo caso il pezzo mantiene una oscurità di base che gli ultimi Darkthrone non sempre hanno saputo esprimere al meglio. Buone le rullate militaresche presenti nel pezzo che spezzano il ritmo per farlo riesplodere in tutta la sua potenza. Ancora ottimo metallo nero con "These Days Are Marked (Bone Awl cover)", seguita dall'ottima ed evocativa "Al sogno la realtà", che si rivela un altro esempio di vera intransigenza black, che si innalza su picchi alti dopo il primo minuto, con un rallentamento sostenuto da chitarre malinconiche che potrebbero riportarci anche a band come Isvind e Kvist. In questo caso avrei visto bene anche un maggior lavoro di armonizzazione di chitarra, ma va anche bene così dato che il riffing portante è di più che buon livello. Giunge poi la fine e ritorna la malinconia con arpeggi dissonanti e tristi che chiudono uno dei pezzi migliori di questo disco.

Un tempo simil punk apre "I Am the Wind", pezzo nel quale l'ombra di dischi come "Transilvanian Hunger" o "Antichrist" si fa pesante, e ciò direi che è solo un bene, perchè quel tipo di approccio, se fatto bene come in questo caso non morirà mai e terrà sempre alta la bandiera del true black metal, suonato in maniera non complessa ma con tanta malvagità e attitudine. Se non ci credete, andate verso i minuti finali del pezzo in questione e vi si gelerà il sangue. Anche questo è un sicuro highlight dell'album!
Lenta e mortifera si rivela "Lucifer My Lord..." nella sua parte iniziale, ma poi a sorpresa abbiamo uno sviluppo che chiama in causa in particolare i primi Emperor, quelli dei primi demo e di "In The Nightside Eclipse", e le tastiere, che finora non erano state utilizzate, qui fanno la loro comparsa nel migliore dei modi, non invadendo il tessuto sonoro ma supportandolo di tanto in tanto con dicrezione e cognizione di causa.
Se finora avevo parlato di alcuni highlight, in questo caso potrei forse parlare addirittura di episodio migliore del disco. Verso il minuto 3.30 poi, il nostro Lord Skarn ci trascina in abissi lenti, opprimenti e maligni, con tempi rallentati e giri di chitarra irresistibili. Pezzo che vale l'acquisto del disco già da solo, indubbiamente.

Dopo un pezzo di tale portata non mi rimane che consigliare caldamente quest'opera a tutti gli amanti del black metal d'annata, quello puro ed incontaminato, che si rifà ai grandi nomi degli anni Novanta e solo a quelli per stile, esecuzione ed attitudine. C'è anche spazio per l'ambient di "Abisso" e per la buona cover di "Slottet i skuggornas mörker" dei Thornium, che chiudono l'opera al meglio, sottolineando il valore di questo disco. 
L'Italia un'altra volta dimostra che il black metal gode di ottima salute e che non bisogna più aspettare le fredde terre del nord Europa per ascoltare dei dischi di valore (personalmente MAI pensato), e i Paymon lo dimostrano in pieno. 
Disco da avere!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 78/100

Tracklist:
1. Intro 01:57 instrumental
2. Paimon 04:39
3. Beyond Darkness I Fall 04:26
4. These Days Are Marked (Bone Awl cover) 01:59 
5. Al sogno la realtà 06:08
6. I Am the Wind 03:44
7. Lucifer My Lord... 07:47
8. Abisso 06:00 instrumental
9. Slottet i skuggornas mörker (Thornium cover) 09:15 
DURATA TOTALE: 45:55 

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