18/10/16

BRUJERIA "Pocho Atzlán" (Recensione)

Full-length, Nuclear Blast 
(2016)

Sono trascorsi sedici anni da “Brujerizmo”, ultimo album in studio del super-gruppo/cartello intercontinentale del narcotraffico. Il 2000 e il 1989 sono ormai lontani, e se anche ai tempi qualche sprovveduto ascoltatore avesse creduto alla messinscena dei death-grinders messicani in odore di machete e polvere da sparo, oggi la realtà è alla luce del sole. Una realtà fatta di una manciata di campioni della musica estrema mondiale che si dedica a sonorità brutali quanto goliardiche tra death metal, hardcore, grindcore e tantissimo groove.
La line up responsabile del presente "Pocho Atzlán" è orfana di Dino “Asesino” Cazares, ora stabilmente sia con i suoi Fear Factory che con gli Asesino appunto. Una defezione che non indebolisce affatto i Brujeria, che oltre al nucleo storico (tra cui un certo Shane “Hondo” Embury alle chitarre), guadagna le partecipazioni, tra gli altri, di Jeff Walker al basso e di Nicholas Barker e di Adrian Erlandsson alle pelli.

Sin dalle origini i Brujeria hanno basato la propria proposta su di un contrasto, quello tra un’iconografia scorretta, brutale, cinica, caotica e una perizia tecnica elevatissima. In “Pocho Aztlan” il lato truce e apparentemente grezzo viene messo in secondo piano e sono subito evidenti lo sforzo, la cura e il tempo con cui i nostri si sono dedicati a questa attesissima uscita. A testimonianza del fatto basti sapere che i nostri hanno fatto tappa in ben sei studi di registrazione differenti prima di licenziare il prodotto ultimato. Non è un caso che già al primo ascolto risulti evidente la qualità eccelsa della produzione, in cui la violenza e l’impatto sonoro offrono una resa cristallina.
L’apertura dell’album è folgorante, massiccia e travolgente. “No aceptan imitaciones”, “Profecia del Anticristo” e “Angel de la frontera” sono una miscela di death metal moderno e attitudine hardcore che molto hanno in comune, soprattutto in termini di sonorità, con i migliori Fear Factory. I Brujeria non hanno più bisogno di esasperare la velocità per risultare distruttivi, la tecnica e l’attitudine genuina rendono i pezzi iniziali dell’album devastanti anche e soprattutto nei momenti più cadenzati. La traccia centrale, “Plata o Plomo” è un sunto perfetto dei moderni Brujeria, groove a palate, sonorità massicce e ritmica schiacciasassi. Il consueto cantato in spagnolo sudamericano di Brujo, rauco e violento, rende il pezzo un sicuro cavallo di battaglia in sede live. “Satongo” è forse l’unico pezzo in cui sia ancora presente un eco di grindcore, ma soltanto ad un livello superficiale. Le accelerazioni in apparenza più folli sono in realtà dosate con cura e inserite con calcolo preciso, il songwriting si mantiene a livelli alti ed espirati per l’intera durata del disco.

Il disco scorre fluente nella sua miscela efficacissima di furia, rallentamenti atmosferici con backing vocals evocativi di un passato amerindo ancestrale e inserti spoken word di truculenti fatti di cronaca relativi alle guerre tra narcos messicani. “Bruja” e “Codigos” sono pezzi emblematici in questo senso. Il timbro conclusivo di ceralacca al disco è la riuscitissima cover dei Dead Kennedys “California Uber Alles” qui rivisitata in “California Uber Aztlan”, pezzo già proposto dai Brujeria come singolo nel 2010 e qui riproposto in linea con la sopraffina produzione del resto dell’album. 
Non sono più i tempi di “Matando Gueros” o “Raza Odiada”, sono i tempi di "Pocho Atzlán" e non possiamo che gioire brandendo un machete affilato e sparando in aria. I Brujeria non possono fingere di non essere i seminali musicisti che li compongono e offrono un prodotto personalissimo in linea con la modernità. Non scendono a compromessi ma come un sapiente alchimista dosano le loro caratteristiche, sonorità e trademark con l’equilibrio che ci si aspetta da musicisti esperti. Ma non si tema, i mosh pits che si creeranno ai concerti sui pezzi di “Pocho Aztlan” non avranno nulla di bilanciato o sapiente.

Nicola “El Mugroso” Spagnuolo 
Voto: 80/100
 
Tracklist:
1. Pocho Aztlan 04:10 
2. No aceptan imitaciones 03:11 
3. Profecía del Anticristo 04:11 
4. Ángel de la frontera 03:23 
5. Plata o plomo 04:04 
6. Satongo 03:26 
7. Isla de la fantasía 02:17 
8. Bruja 04:09 
9. México campeón 02:25 
10. Culpan la mujer 02:48 
11. Códigos 05:35 
12. Debilador 03:20 
13. California über Aztlan (Dead Kennedys cover) 03:11  

DURATA TOTALE: 46:10

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