01/10/16

ATARAXIA "Deep Blue Firmament" (Review)

Full-length, Sleaszy Rider Records 
(2016)

Venticinquesimo album per i modenesi Ataraxia, storica band del mondo darkwave italiano a tinte classiche ed ambient, attiva ormai da più di trent'anni, "Deep Blue Firnament" viene pubblicato dalla greca Sleaszy Rider Records proseguendo un discorso ormai consolidato da tempo, immerso tra violini malinconici, voce femminile, ed elementi elettronici ed acustici dal gusto dark; è chiaro quindi come la proposta di Francesca Nicoli e Michele Urbano sia lontana da qualsiasi elemento metal, e come in questa occasione andiamo a trattare musiche diverse, ma in qualche modo vicine ad un certo mondo.

"Alexandria 1" mette le cose in chiaro con le sue linee di violino ed i suoi crescendo classici dove la soave voce della cantante trova spazio tra le trame eteree, così come tra le chitarre evocative; altri episodi come "Galatia" mostrano un animo più imponente, ma sempre elegante, con le sue musiche medioevali e le sue vocals suadenti, inserendo addirittura movimenti di chitarra da flamenco e parti in spagnolo, mentre "May" si ricollega con la darkwave più eterodossa, pur mantenendo la particolarità della band, tra giri di chitarra ammalianti ed arpeggi pieni di pacata malinconia. "Myrrh" mette in gioco toni cinematografici ed atmosfere solenni tra canti gregoriani, tamburi, e marcette alla Morricone, alternando il passo con momenti più tersi ed evocativi, mentre gli arpeggi delicati fanno da ossatura per il movimento pesante e calcolato del brano, mentre poi andiamo a finire verso coordinate più ambient ed angeliche, dove la voce di Francesca riempie l'aria di rimembranze angeliche, e dove lo strumento a corda si libera poi in un bell'andamento anni Sessanta sempre più sentito e liberatorio; "Ubiquity" si distingue decisamente grazie alla sua natura più futuristica basata su synth cosmici ed un'elettronica retro ben presente, richiamando in mente i nostrani Kirlian Camera, anche se non mancano i soliti elementi acustici, legati qui a tessiture ambient e a voci in riverbero. 
"Vertical" chiude il discorso con una sorta di riassunto, tra bassi, voce angelica, chitarre inconfondibilmente dark, linee di synth ariose e malinconiche: essa si apre a violini e movimenti sintetici sincopati dal gusto anni Novanta, riposizionandosi poi su direzioni più trattenute, giocando anche in questo caso sulle lasciate e sulle riprese, così come sulle melodie trascinanti e regali. Un ottimo modo per concludere il discorso qui portato avanti, in un sincretismo tra i vari elementi che compongono il sound dei Nostri.

Un lavoro insomma d'atmosfera e dai vari elementi, non sempre oscuri od alternativi, dove vari mondi musicali s'incontrano tra passato, presente e futuro, seguendo una scuola musicale ben presente nel nostro underground dove arie classiche, darkwave ed elettronica più sostenuta s'incontrano nello sperimentalismo; chi già li conosce saprà cosa aspettarsi, se invece siete nuovi provate ad ascoltare un album non certo di facile consumo e da ascolto distratto, ma pieno di narrazioni sonore di qualità e di emozioni magistrali.

Recensione a cura di: Davide Pappalardo
Voto: 75/100

Tracklist:
 
1.Delphi 
2.Message to the Clouds 
3.Greener Than Grass 4.Alexandria Pt. I
5.Rosso Sangue 
6.Galatia 
7.May 
8.Myrrh 
9.Vertical 10.Ubiquity 
11.Phoebe 
12.Alexandria Pt. II

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