16/01/11

Lifelover “Sjukdom”

Full-length, Prophecy Productions, 2011
Genere: Black Metal/Depressive Rock

Premetto che questa volta gli svedesi Lifelover, attivi ormai dal 2005, mi hanno decisamente confuso; numerosi cambiamenti stilistici sono stati effettuati durante i loro ultimi due anni di carriera: “Dekadens”, come sospettavo, non era un semplice EP di ottima fattura, ma anche una mezza dichiarazione del cambiamento che avrebbero intrapreso da lì a breve.
Al loro esordio ci avevano stupito con “Pulver”, lavoro innovativo e carico di energia negativa, seguito da quel manifesto di degrado sociale chiamato “Erotik” (capolavoro indiscusso e ancora oggi secondo me miglior lavoro di questa geniale band) e da “Konkurs”, nuovo ed eccellente capitolo servito a consacrarli definitivamente. Poi, nel vicino 2009, arriva appunto “Dekadens”, che con i suoi oltre ventisei minuti di musica porta nuovi suoni violenti in casa Lifelover; i pezzi spesso e volentieri sono più spinti e più veloci, le chitarre più potenti, la voce meno disperata e molto più agguerrita rispetto al passato: ecco quali sono le principali caratteristiche che hanno portato avanti nella maggior parte della durata di questo ultimo “Sjukdom”, e sicuramente l’hanno fatto molto bene, anche se sinceramente io avrei preferivo si concentrassero sulle melodie disperate e in chiave "dark humor" che li contraddistinguevano fino a qualche anno fa (nonostante questa loro nuova uscita sia più che soddisfacente).

La prima impressione infilando il disco nello stereo e premendo il tasto “Play” non può essere altro che molto positiva, anche per coloro che si aspettavano un altro classico da Kim e soci, perché la opener “Svart Galla” ci riporta a qualche anno prima, quando il dolore immagazzinato in “Erotik” aveva già conquistato totalmente la nostra anima: una manciata di note centrali di pianoforte azzeccate, la disperazione riecheggiante contenuta nella voce malsana, chitarre che intrecciano un rock depresso di sottofondo e il gioco è fatto. Poi, pochi istanti dopo, iniziano le svariate sorprese; diciamo che le sorprese mi piacciono se non sono troppo esagerate: sarà anche per questo che per me “Svart Galla” insieme ad “Expandera” (altro brano che rimane fedele al vecchio stile) rimangono da subito i migliori pezzi contenuti nell’intero platter. Il primo e più evidente tra gli elementi differenti è ciò che prima ho già chiarito, ovvero l’aumento della velocità: già dalla seconda “Led By Misfortune” ce ne accorgiamo chiaramente, ma ne troviamo ulteriori esempi poco più avanti nella breve ma assassina “Homicidal Tendencies”, nella seguente e un po’ poco convincente “Resignation” e a tratti nelle schizoidi e maniacali “Totus Anctus” e “Becksvart Frustration”; inoltre, in questi ultimi due titoli sopra citati e nella lunga e straziante “Horans Hora” ritroviamo un altro elemento innovativo già sperimentato in una traccia di “Erotik” (“En Man I Sina Sämsta År”), ovvero la prova vocale in growl.

Un’altra stranezza sta in “Instrumental Asylum”, che come da titolo è priva di qualsiasi voce e si sviluppa con toni accesi e quasi felici. Per il resto, il lavoro procede senza troppe altre modifiche stilistiche ma anche senza mai mancare di qualità: “Doften Av Tomhet” e “Nedvaknande” aumentano la qualità complessiva dell’insieme e in più non mancano un paio dei loro classici brani solamente parlati, come l’eccellente parodia di “Bittersweet Symphony” dei Verve (che sarebbe “Bitterljuv Kakofoni”, ovvero “Cacofonia Dolceamara”) oppure la strascicante “Utdrag”, che anticipa forse il pezzo più emblematico dei cambiamenti effettutati da questa band dalle idee inesauribili, ovvero l’ultima “Karma”; devo essere sincero, la prima volta che l’ascoltai quasi mi spaventai, e può sembrarvi stupido ma a freddo l’impressione che ebbi fu “Ma queste sono le chitarre degli Slipknot in ‘Vol 3: the Subliminal Verses’!!”. Ripensandoci ora, dopo più di una dozzina di ascolti, ho capito che non ci ero andato troppo lontano con quella definizione… ma vi lascio la sorpresa senza addentrarmi troppo nei particolari; fidatevi, non sto esagerando. Infine, solamente terminato l’ascolto ci si accorge dell’ultimo mutamento non da poco: questa volta gli svedesi non hanno incluso canzoni cantate con voci pulite come spesso avevano fatto in precedenza, mantenendosi sullo stile aggressivo che permea interamente questa loro nuova e insana opera.

Inutile concludere dicendo che tutto il disagio represso nella “Pulvercity” dei Lifelover è infine scoppiato trasformandosi nella violenza omicida di “Sjukdom”, che non lascia scampo a nessuno: come degli irrefrenabili maniaci questi svedesi colpiscono noi ascoltatori con suoni affilatissimi carichi d’odio e disperazione, concedendosi solo brevissimi momenti di calma catatonica per confonderci le idee. La preferenza che ho del loro vecchio stile non andrà di certo ad incidere sul voto che assegnerò qui sotto, in quanto questo nuovo full-length amalgama perfettamente il loro passato con ciò che (penso) sarà il loro futuro senza mettere a soqquadro il risultato proposto: sicuramente questa band attirerà a sé numerosi nuovi fan da tutto il mondo del Black Metal grazie al connubio rabbia/velocità qui utilizzato. Superate la sorpresa del primo ascolto e sfogatevi guidati dalle note di questo nuovo, fantastico disco targato Lifelover.

Recensione a cura di: The Wolf Caged
Voto: 86/100

Tracklist:
1. Svart Galla 04:28
2. Led by Misfortune 03:07
3. Expandera 03:49
4. Homicidal Tendencies 01:44
5. Resignation 03:37
6. Doften Av Tomhet 05:03
7. Totus Anctus 03:51
8. Horans Hora 06:19
9. Bitterljuv Kakofoni 04:14
10. Becksvart Frustration 04:28
11. Nedvaknande 02:51
12. Instrumental Asylum 04:52
13. Utdrag 03:17
14. Karma 04:30

www.lifelover.se/
www.myspace.com/lifeloverband

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